Fauna

cerambice del faggio

Per la particolare livrea, gli adulti del colcottero Rosalia alpina (L.) si differenziano nettamente dagli altri Cerambicidi presenti in Europa. Il corpo è lungo da 1,5 a 3,8 cm, escluse le antenne. Il colore di fondo va dal blu grigio al blu chiaro con macchie e fasce nere contornate da una sottile linea bianca. Le antenne, più lunghe del corpo, sono costituite per lo più da articoli con la parte prossimale blu e quella apicale scura per la presenza di evidenti setole nere. Viene considerato uno dei coleotteri più belli della fauna europea. Vive nei boschi montani di latifoglie, in particolare nelle faggete con presenza di piante mature. Le larve, xilofaghe, si sviluppano di norma nel legno morto di grossi faggi deperienti; eccezionalmente si ritrovano in altre latifoglie, quali olmo, tiglio, frassino, castagno, quercia e salice (Bense, 1995). Lo sviluppo larvale richiede due-tre anni. Gli adulti emergono in estate (giugno-agosto) e sono attivi durante il giorno. Essi frequentano i tronchi di piante deperienti o stroncate e i tronchi di piante abbattute di recente; al contrario di molte altre specie di Cerambicidi, non si rinvengono sulle infiorescenze di piante erbaceo o arboree. R. alpina è una specie rara e vulnerabile per la esiguità delle popolazioni, per lo più localizzate, e per la continua riduzione e distruzione dei particolari habitat in cui vive. La Direttiva 92/43/CEE (Direttiva "Habitat") la considera di "interesse comunitario"; in particolare, viene elencata come specie "prioritaria" nell'Allegato II ("specie la cui salvaguardia richiede la designazione di zone speciali di conservazione") e nell'Allegato IV ("specie la cui salvaguardia richiede una protezione rigorosa"). È compresa anche nell'elenco delle specie a rischio nel "Libro rosso" della fauna e della flora minacciate in Italia (Pavan, 1992). Viene elencata, infine, fra le specie da proteggere nella "Lista rossa" dell'Alto Adige (AA.VV. 1994) e nel recente "Libro rosso" della Toscana (Sforzi e Bartolozzi, 2001).

Nome scientifico Rosalia alpina
Cibo Si nutrono della linfa degli alberi e di foglie e raramente sono stati osservati sui fiori ad esempio sulla carota selvatica (Daucus carota). Come gli altri Cerambicidi la Rosalia non è un eccelso volatore.
Riproduzione Sono adatti per lo sviluppo delle larve: alberi morti o in decomposizione esposti al sole, rami secchi, ceppaie ecc. Solitamente prediligono rami con uno spessore di almeno 20 cm con legno secco o in decomposizione, queste condizioni si trovano di solito nel legno morto in piedi che può essere popolato per un lungo periodo di tempo, fino a 10 anni come substrato (Bense 1995). Il legno morto è adatto solo se esposto al sole e sufficientemente asciutto, in caso contrario l'infestazione progressiva di muffe impedisce uno sviluppo di successo. I maschi sono territoriali e combattono appunto con altri maschi per proteggere l'albero o la parte di albero che loro ritengono idoneo per la riproduzione. Dopo l'accoppiamento la femmina depone le uova tramite un ovodepositore nel legno asciutto dell'albero preferibilmente in aree esposte al sole. Il numero di uova deposte dalla femmina non è noto. Il ciclo di sviluppo dura tre o quattro anni ma in condizioni ottimali può durare anche solo due anni. Durante la primavera e all'inizio dell'estate la larva produce a tana da cova che viene successivamente sigillata con trucioli di legno. Dopo la schiusa gli adulti hanno una durata de 3-6 settimane.
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